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Turchia: Istanbul e la Cappadocia

Istanbul, le mongolfiere della Cappadocia e l'Egeo

13 giorni

Tredici giorni sul percorso che ricorre in quasi tutti i diari di viaggio sulla Turchia: quattro giorni tra le moschee, i bazar e i traghetti di Istanbul, il volo verso il paesaggio lunare della Cappadocia con l'alba in mongolfiera, poi la strada dei caravanserragli fino a Konya, le terrazze bianche di Pamukkale, i marmi di Efeso e il gran finale sul lungomare di Smirne. Un viaggio raccontato tappa dopo tappa, dove ogni luogo prepara il successivo: dall'Europa all'Anatolia e ritorno sull'Egeo.

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Turchia: Istanbul e la Cappadocia — Turchia

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Giorno 1 di 13

Arrivo a Istanbul

Primo tè sul Corno d'Oro

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Spese non incluse nelle singole tappe

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Programma completo dell'itinerario

Programma giorno per giorno dell'itinerario di 13 giorni in Istanbul, Cappadocia e costa egea.

Giorno 1 — Arrivo a Istanbul

Giornata di viaggio e primo assaggio della città: si atterra, si raggiunge Sultanahmet e si passeggia senza fretta tra l'Ippodromo e le moschee illuminate. Da domani si fa sul serio.

  • ✈️ Istanbul — Aeroporto di Istanbul (IST)
  • 📍 Ippodromo di Costantinopoli — Il cuore di Sultanahmet è la spianata dove i bizantini correvano con le quadrighe: oggi restano l'Obelisco di Teodosio arrivato dall'Egitto, la Colonna Serpentina di Delfi e la fontana del Kaiser Guglielmo. È il posto perfetto per orientarsi al primo giorno, con Santa Sofia da un lato e la Moschea Blu dall'altro che si accendono al tramonto. Quando cala la sera, ci si sposta di pochi passi per cena con vista sui minareti.
  • 🍽️ Tarihi Sultanahmet Köftecisi — Prima cena turca nel locale di köfte più famoso della città, in attività dal 1920: polpette alla griglia, fagioli piyaz e ayran, servizio rapidissimo e zero fronzoli. È il battesimo giusto della cucina turca, semplice e indimenticabile. Poi due passi fino all'hotel: domattina si entra in Santa Sofia appena apre.
  • 🏨 Asur Hotel — Sultanahmet, Fatih

Giorno 2 — Santa Sofia e la Moschea Blu

Il giorno dei capolavori: la basilica-moschea di Giustiniano al mattino presto, la Moschea Blu con le sue maioliche, e nel pomeriggio il fresco irreale della Cisterna Basilica. Sera con baklava e tè.

  • 📍 Santa Sofia — Per quasi mille anni è stata la chiesa più grande del mondo: la cupola di Giustiniano sembra sospesa nel vuoto, i mosaici dorati bizantini convivono con i medaglioni calligrafici ottomani. Oggi è di nuovo moschea: i visitatori salgono alla galleria superiore, da cui la prospettiva sulla navata è ancora più vertiginosa. Arrivateci all'apertura per evitare le code, poi attraversate il parco con la fontana: la Moschea Blu è esattamente di fronte.
  • 📍 Moschea Blu — La moschea del sultano Ahmed I è l'unica della città con sei minareti, e dentro si capisce il soprannome: oltre ventimila maioliche di İznik blu e turchesi rivestono cupole e pareti. L'ingresso è gratuito fuori dagli orari di preghiera; spalle e gambe coperte, scarpe in mano. Usciti dal cortile, una stradina in discesa porta in cinque minuti alla porta più anonima e sorprendente della città: quella della Cisterna Basilica.
  • 📍 Cisterna Basilica — Si scende una scala qualunque e si entra in una foresta sommersa: 336 colonne di recupero romane sorreggono la cisterna che dissetava il palazzo imperiale, con le carpe che nuotano tra i riflessi e le due teste di Medusa capovolte in fondo. Luci radenti e passerelle sull'acqua ne fanno il luogo più scenografico della città vecchia. Riemersi alla luce, il pomeriggio si chiude in dolcezza: pochi passi su Divan Yolu e siete davanti alle vetrine di baklava più celebri di Istanbul.
  • 🍽️ Hafız Mustafa 1864, Sultanahmet — Pasticceria storica dal 1864: vassoi di baklava al pistacchio, künefe caldo col formaggio filante e il tè servito nei bicchierini a tulipano. Sedetevi al piano di sopra e guardate il tram d'epoca passare su Divan Yolu. Domani si cambia registro: dalla spiritualità dei monumenti alla vita del palazzo dei sultani e al labirinto del Gran Bazar.

Giorno 3 — Topkapi e il Gran Bazar

Mattina nei cortili del palazzo che governò tre continenti, pranzo da lokanta, pomeriggio perso (volentieri) tra le 4.000 botteghe del Gran Bazar e i profumi del Bazar delle Spezie.

  • 📍 Palazzo Topkapi — Per quattro secoli da questi cortili affacciati sul Bosforo si è governato l'impero ottomano: si passeggia tra chioschi di maiolica, il Tesoro col diamante del Fabbricante di Cucchiai, le cucine che sfamavano cinquemila persone e l'Harem, che merita il biglietto supplementare. I giardini terrazzati regalano le viste migliori sul punto in cui il Corno d'Oro incontra il Bosforo. Usciti dalla Porta Imperiale, si scende verso il brusio crescente del quartiere dei mercanti: il pranzo è da lokanta, alla turca.
  • 🍽️ Şehzade Cağ Kebap — In un vicolo di Sirkeci girano in orizzontale gli spiedi del cağ kebabı di Erzurum, l'antenato orientale del döner: agnello marinato servito su spiedini con pane lavash, cipolla e peperoncini. Locale piccolo e leggendario, si fa spesso la fila — gira veloce. Ricaricati, si risale la collina verso una porta di pietra: dietro c'è il labirinto coperto più famoso del mondo.
  • 📍 Gran Bazar — Sessantuno strade coperte, ventidue porte, quattromila botteghe: il Kapalıçarşı è una città nella città dal 1461. Tappeti, lampade, oro, ceramiche e tè: il rito è perdersi, contrattare sorridendo e accettare un çay dai commercianti. Cercate gli han, i cortili nascosti dei caravanserragli interni, dove si lavora ancora l'argento. Quando le gambe chiedono pietà, si scende verso il porto: dieci minuti in discesa e i profumi cambiano — spezie, caffè e lokum annunciano il Bazar Egiziano.
  • 📍 Bazar delle Spezie — Costruito nel Seicento con le tasse delle merci egiziane, è il regno dei sensi: piramidi di curcuma e sommacco, lokum d'ogni colore, caffè Mehmet Efendi macinato al momento nella bottega all'angolo. Più piccolo e gestibile del Gran Bazar, è perfetto per gli acquisti golosi di fine giornata. Fuori, il molo di Eminönü brulica di traghetti: il panino con lo sgombro alla griglia qui è un'istituzione, e la vista sulla Galata illuminata anticipa la direzione di domani — l'altra riva del Corno d'Oro.

Giorno 4 — Balat, il Bosforo e Galata

Ultimo giorno a Istanbul, il più colorato: le case di Balat al mattino, la crociera sul Bosforo a metà giornata e il tramonto dalla Torre di Galata. Valigia pronta: domattina si vola in Cappadocia.

  • 📍 Balat — Gli ex quartieri greco ed ebraico sul Corno d'Oro sono oggi il lato più fotogenico di Istanbul: case ottomane a colori accesi sulle salite di Kiremit Caddesi, caffè d'autore, anticaglie e la chiesa bulgara di ferro di San Stefano in riva all'acqua. Veniteci col passo lento, fra un çay e una sfoglia di böreği. Poi si segue la riva del Corno d'Oro fino a Eminönü, dove i battelli mollano gli ormeggi per lo stretto: è il momento del Bosforo.
  • 🎯 Crociera sul Bosforo — Da Eminönü si naviga lo stretto che divide due continenti: a sinistra i palazzi europei di Dolmabahçe e le fortezze di Rumeli, a destra le ville di legno sulla sponda asiatica, sopra i ponti sospesi che cuciono l'Europa all'Asia. La corsa classica di un'ora e mezza basta per capire perché qui si sono giocati duemila anni di storia. Si sbarca di nuovo a Eminönü: davanti, oltre il ponte di Galata coi suoi pescatori, la torre genovese segna il punto esatto del tramonto.
  • 📍 Torre di Galata — La torre dei genovesi del 1348 domina il Corno d'Oro da 67 metri: dalla balconata circolare, al tramonto, Istanbul si dispiega tutta — le moschee di Sultanahmet in controluce, i traghetti che incrociano, i gabbiani. Le salite contingentate creano coda: prenotate la fascia del tramonto. Scesi, le viuzze di Galata salgono verso İstiklal Caddesi per l'ultima cena stambuliota; in valigia stanotte ci va anche la sveglia presto, perché domani il paesaggio cambia pianeta: si vola in Cappadocia.

Giorno 5 — Volo in Cappadocia e Göreme

Volo interno a Kayseri, auto a noleggio e prima immersione nel paesaggio di tufo: il museo all'aperto di Göreme e il tramonto dai punti panoramici. Notte in un hotel scavato nella roccia.

  • ✈️ Istanbul → Kayseri — Aeroporto di Kayseri Erkilet (ASR)
  • 📍 Museo all'aperto di Göreme — Il biglietto da visita della Cappadocia, patrimonio UNESCO: un monastero rupestre bizantino dove chiese, refettori e celle sono scavati nei coni di tufo. Dentro la Karanlık Kilise, la 'Chiesa Buia', gli affreschi dell'XI secolo hanno colori intatti proprio perché la luce non è mai entrata. Un paio d'ore tra le cappelle e si torna verso il paese: la giornata si chiude in alto, su una terrazza naturale, a guardare le valli accendersi di rosa.
  • 📍 Sunset Point, Göreme — La collina sopra Göreme è il rito serale del paese: si sale a piedi o in auto, ci si siede sul tufo ancora caldo e si guarda il sole calare dietro i camini delle fate, con le luci del villaggio che si accendono una a una. Tenete il telefono carico: la voglia di foto è irrefrenabile. Poi a letto presto e sveglia nel cuore della notte — domattina, se il vento lo permette, sarete voi a guardare tutto questo dall'alto di una mongolfiera.
  • 🏨 Mithra Cave Hotel — Centro di Göreme, Nevşehir

Giorno 6 — L'alba in mongolfiera

Sveglia alle 4 per il volo in mongolfiera sulle valli, poi riposo, il castello di roccia di Uçhisar e la passeggiata nella Love Valley. Cena nel tipico testi kebab, il brasato nell'anfora.

  • 🎯 Volo in mongolfiera, Göreme — È l'esperienza per cui si viene in Cappadocia: il furgone vi raccoglie che è ancora buio, il bruciatore rugge, e all'improvviso siete in cielo con altre cento mongolfiere mentre il sole sbuca dietro l'Erciyes e accende le valli di rosa e oro. Un'ora di silenzio irreale sopra i camini delle fate, chiusa col brindisi tradizionale all'atterraggio. I voli partono solo col vento giusto: mettetelo a inizio soggiorno, così se salta si riprova domani. Dopo un sonnellino e la colazione in terrazza, si riparte: il villaggio-fortezza di Uçhisar è a dieci minuti.
  • 📍 Castello di Uçhisar — Il punto più alto della Cappadocia è un colossale sperone di tufo crivellato di cunicoli e colombaie, abitato fin dall'epoca ittita. Dalla cima, la vista circolare abbraccia tutte le valli fino al vulcano Erciyes innevato: ora che le avete sorvolate, le riconoscete una a una. Sotto il castello, i caffè panoramici sono perfetti per un gözleme veloce. Nel pomeriggio si scende a piedi dentro il paesaggio: la valle più famosa — e più curiosa — vi aspetta.
  • 📍 Love Valley — I camini di tufo più alti e inconfondibili della Cappadocia — fino a 40 metri — svettano in questa valle dal nome eloquente: il sentiero la percorre tutta tra vigne e tunnel di roccia, circa un'ora e mezza di camminata facile, oppure ci si affaccia dal belvedere sulla strada per Çavuşin. La luce migliore è quella obliqua del tardo pomeriggio. Stasera, dopo tanto camminare, la cena è un rito: l'anfora di terracotta sigillata che il cameriere spacca davanti a voi.
  • 🍽️ Dibek Restaurant, Göreme — In una casa di pietra di 475 anni si mangia seduti sui cuscini il piatto simbolo della regione: il testi kebabı, carne e verdure cotte per ore in un'anfora di terracotta sigillata, che viene spaccata al tavolo. Va ordinato con qualche ora d'anticipo — chiamate quando prenotate. Domani la sveglia è di nuovo presto, ma stavolta si scende: sotto la Cappadocia c'è una città di otto piani scavata nel buio.

Giorno 7 — Città sotterranee e valle di Ihlara

Si scende otto piani sotto terra a Derinkuyu, si cammina lungo il canyon verde di Ihlara e si risale per i funghi di pietra di Paşabağ e la ceramica di Avanos. Ultima notte in Cappadocia.

  • 📍 Città sotterranea di Derinkuyu — Otto piani che scendono fino a 60 metri: stalle, cantine, cappelle, una scuola e le macine di pietra che sigillavano i corridoi. A Derinkuyu potevano rifugiarsi in ventimila, con pozzi di ventilazione che funzionano ancora. È la più profonda delle città sotterranee della Cappadocia — chi soffre gli spazi stretti può preferire la vicina Kaymaklı, più larga. Riemersi al sole, si punta a ovest: mezz'ora d'auto e il tavolato si squarcia nel verde del canyon di Ihlara.
  • 📍 Valle di Ihlara — Un canyon di cento metri scavato dal fiume Melendiz, con il fondovalle che è un nastro di pioppi e orti: si scende la scalinata, si cammina lungo l'acqua tra chiese rupestri affrescate — la Ağaçaltı Kilisesi è la più bella — e si pranza nelle palafitte sul fiume a Belisırma, coi piedi quasi nell'acqua. L'aria fresca del canyon è una pausa perfetta dal tufo assolato. Ripresa l'auto, si rientra verso Göreme con due soste d'obbligo sulla strada di Avanos.
  • 📍 Paşabağ — La 'vigna del pascià' ha i camini delle fate più scenografici di tutti: funghi di pietra a doppio e triplo cappello, in uno dei quali si nascondeva l'eremo di San Simeone. Insieme alla vicina Devrent, la valle 'dell'immaginazione' dove le rocce diventano cammelli e delfini, è la sosta fotografica per eccellenza. Dieci minuti ancora e le gole rosse si aprono sul fiume Kızılırmak: ad Avanos vi aspettano i tornî dei vasai.
  • 🎯 Avanos — Sul fiume più lungo della Turchia, Avanos lavora l'argilla rossa da tremila anni: nelle botteghe scavate nella roccia i maestri vi fanno sedere al tornio a calcio per provare — ridendo — a tirare su un vaso. Le ceramiche dipinte a mano sono il souvenir giusto del viaggio. Rientrati a Göreme per l'ultima notte di tufo, si prepara la valigia: domani la strada si fa lunga e dritta, verso i caravanserragli e la città dei dervisci.

Giorno 8 — La via dei caravanserragli e Konya

Giornata di strada sull'altopiano anatolico: la sosta al caravanserraglio di Sultanhanı spezza il viaggio, e a Konya il mausoleo turchese di Rumi racconta i dervisci rotanti. Cena con l'etli ekmek.

  • 📍 Caravanserraglio di Sultanhanı — Sulla strada piatta che taglia l'altopiano, ecco il motel della Via della Seta: il più grande caravanserraglio selgiuchide di Turchia (1229), col portale di marmo intagliato come un merletto, la moschea al centro del cortile e la sala invernale a navate da cattedrale. Qui carovane e cammelli trovavano tre giorni di vitto e alloggio gratuiti. Era una tappa del cammino verso Konya — e infatti è esattamente lì che si prosegue, un'ora ancora attraverso il granaio della Turchia.
  • 📍 Museo di Mevlana — Sotto il cono di maioliche turchesi riposa Rumi, il poeta mistico del XIII secolo che qui fondò l'ordine dei dervisci rotanti: il mausoleo-monastero è il luogo più venerato della Turchia, tra sarcofagi ricamati, Corani miniati e le celle dei monaci con le statue di cera. L'atmosfera, tra pellegrini e profumo d'acqua di rose, è intensa quanto quella delle grandi moschee di Istanbul. Se capitate di sabato sera, la cerimonia sema dei dervisci al centro culturale è ipnotica. A cena, Konya serve il suo piatto-bandiera: il 'pane con la carne' lungo un metro.
  • 🍽️ Hacı Şükrü, Konya — L'etli ekmek è l'orgoglio di Konya: una sfoglia sottilissima lunga quasi un metro, coperta di carne speziata e cotta nel forno a legna, da strappare con le mani. Nei locali storici come questo arriva al tavolo su assi di legno che sbordano. Pancia piena, si dorme nel cuore religioso dell'Anatolia: domani si attraversa mezzo paese verso ovest, dove vi aspetta una montagna bianca che non è fatta di neve.
  • 🏨 Mevlana Hotel — Centro, vicino a Mevlana Caddesi

Giorno 9 — Verso Pamukkale

Trasferimento lungo (circa 400 km) spezzato dal pranzo sul lago di Eğirdir, poi il premio: a piedi nudi sulle terrazze bianche di travertino, nell'ora in cui il sole le tinge di rosa.

  • 📍 Eğirdir — A metà strada tra Konya e Pamukkale, il lago turchese di Eğirdir è la sosta pranzo che non ti aspetti: una cittadina su una penisola sottile, le montagne dietro, i ristorantini che friggono il persico del lago. Mezz'ora di sgranchimento sul lungolago e un piatto di pesce, e la traversata dell'Anatolia riparte col sorriso. Da qui mancano due ore e mezza: arriverete a Pamukkale col sole basso, l'ora perfetta.
  • 📍 Terrazze di Pamukkale — Il 'castello di cotone' è una collina interamente rivestita di travertino bianco, modellata in vasche a cascata dalle acque termali che sgorgano a 36 gradi da duemila anni. Si sale scalzi — obbligatorio — sul calcare tiepido, coi rivoli caldi tra le dita dei piedi e le piscine che specchiano il cielo. Al tramonto il bianco diventa rosa e oro, e la folla si dirada: è il momento giusto. In cima, oltre il ciglio, dorme un'intera città romana: la visiterete con calma domattina.
  • 🏨 Bellamaritimo Hotel — Pamukkale, Denizli

Giorno 10 — Hierapolis e la strada per Selçuk

Mattina tra le rovine di Hierapolis con bagno (facoltativo) nella piscina di Cleopatra, pomeriggio in viaggio verso l'Egeo: si dorme a Selçuk, a due passi da Efeso.

  • 📍 Hierapolis — I romani costruirono una città termale proprio sopra la sorgente: oggi Hierapolis è un campo di rovine sterminato, col teatro da 12.000 posti perfettamente conservato, la tomba dell'apostolo Filippo e una necropoli tra le più grandi dell'Anatolia. Arrivate presto, prima del caldo e dei pullman: il sito condivide il biglietto con le terrazze. Prima di lasciare la collina, c'è ancora un bagno leggendario da considerare.
  • 🎯 Piscina di Cleopatra — Un terremoto fece crollare il portico del tempio dentro la vasca sacra: il risultato è una piscina termale a 36 gradi dove si nuota letteralmente sopra colonne romane scanalate. L'acqua frizzante di anidride carbonica pizzica la pelle — i locali giurano che ringiovanisce, da cui il nome. Asciugati e rifocillati, si scende verso l'Egeo: tre ore di strada tra campi di cotone e ulivi, e stasera si cena nella piazzetta di Selçuk con le cicogne sui ruderi dell'acquedotto.
  • 📍 Basilica di San Giovanni, Selçuk — Sulla collina di Ayasuluk, dove la tradizione vuole sia sepolto l'evangelista Giovanni, Giustiniano costruì una basilica colossale: oggi le colonne rialzate disegnano le sei cupole scomparse, e dalla terrazza si vede il castello, la moschea di İsa Bey e — laggiù nella piana — una colonna solitaria, tutto ciò che resta del Tempio di Artemide, meraviglia del mondo antico. È l'antipasto perfetto: domattina all'alba sarete tra i marmi di Efeso, prima delle folle.
  • 🏨 Ephesus Centrum — Centro di Selçuk, İzmir

Giorno 11 — Efeso e Şirince

Il sito archeologico più importante del Mediterraneo orientale di prima mattina, poi pranzo e pomeriggio lento nel borgo greco di Şirince tra vino di frutta e bancarelle.

  • 📍 Efeso — Si scende per la via dei Cureti lastricata di marmo e a un certo punto appare lei: la facciata a due piani della Biblioteca di Celso, l'immagine simbolo della Turchia classica. Efeso fu la quarta città dell'impero: il Grande Teatro da 25.000 posti dove predicò San Paolo, i templi, i bagni, e le Case a Terrazza con mosaici e affreschi da Pompei d'Oriente (biglietto extra, vale ogni lira). Entrate dalla porta alta alle 8 in punto e percorretela in discesa, in anticipo sulle crociere. A pranzo si sale tra gli ulivi: otto chilometri di tornanti e siete in un villaggio greco d'altri tempi.
  • 📍 Şirince — Case bianche coi tetti rossi aggrappate a un colle di vigne e pesche: Şirince era un villaggio greco-ottomano e ne conserva intatte le atmosfere, con le donne che vendono sapone all'olio d'oliva e i banchi di assaggio del vino di frutta — gelso, melagrana, mirtillo. Pranzate in una terrazza tra i tetti, poi perdetevi nei vicoli fino alla chiesa di San Giovanni Battista. Rientrando a Selçuk, ultima sera di provincia: domani il viaggio sfocia nella terza città di Turchia, distesa sul suo golfo.
  • 🍽️ Ejder Restaurant, Selçuk — Sotto l'acquedotto bizantino dove nidificano le cicogne, i tavolini all'aperto di Selçuk servono la cucina egea: çöp şiş (spiedini minuti di agnello, specialità locale), meze di erbe di campo e melanzane affumicate. Atmosfera da paese, conti onesti, tramonto sui ruderi. Domattina si carica l'auto per l'ultimo trasferimento: un'ora scarsa di autostrada e il mare di Smirne entra dal parabrezza.

Giorno 12 — Smirne

Il bazar di Kemeraltı al mattino, la torre dell'orologio di Konak, e il tramonto camminando sul Kordon, il lungomare dove Smirne vive all'aperto. Ultima notte di viaggio.

  • 📍 Bazar di Kemeraltı — Un labirinto del Seicento che dal porto antico si srotola per chilometri: caffè storici nei caravanserragli come il Kızlarağası Hanı, sinagoghe ottocentesche, bancarelle di fichi e spezie — e il rito del caffè turco sulla brace nel cortile. È il bazar più autentico del paese, frequentato dagli smirnioti più che dai turisti. Ne uscirete sbucando sulla grande piazza sul mare, dove svetta il simbolo della città.
  • 📍 Torre dell'Orologio di Konak — La torre moresca del 1901, regalo del Kaiser al sultano Abdülhamid II, è il salotto di Smirne: intorno volano i piccioni, le famiglie si fotografano, la moschea Yalı di maiolica sta in un angolo come un gioiello tascabile. Da qui il lungomare parte dritto verso nord: prendetevelo tutto a piedi o in bici, perché il tramonto sul golfo è lo spettacolo con cui Smirne saluta i suoi ospiti.
  • 📍 Kordon, Alsancak — Il Kordon è il soggiorno all'aperto della città: prati sul mare, coppie e studenti coi takeaway sull'erba, biciclette, e i venditori di gevrek (il 'cugino' smirniota del simit). Sedetevi rivolti a ovest: il sole cala esattamente dietro il golfo, e capirete perché gli smirnioti non se ne vanno mai. Per l'ultima cena, i localini di Alsancak dietro il lungomare servono pesce egeo e meze col rakı. Domani, riconsegna dell'auto e volo: il cerchio turco si chiude.
  • 🏨 ibis Izmir Alsancak — Alsancak, İzmir

Giorno 13 — Rientro

Colazione con boyoz come un vero smirniota, riconsegna dell'auto in aeroporto e volo di rientro, diretto o via Istanbul.

  • 🍽️ Alsancak Dostlar Fırını — Non si lascia Smirne senza la sua colazione: il boyoz, sfoglia unta e croccante di eredità sefardita, con l'uovo sodo e un bicchiere di tè in piedi sul marciapiede come fanno tutti. È l'ultimo sapore del viaggio, e uno dei più veri. Poi si punta all'aeroporto Adnan Menderes, mezz'ora scarsa: l'auto torna a casa sua e voi alla vostra.
  • ✈️ Smirne — Aeroporto di Roma-Fiumicino

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